Le
armi disponibili per una vita più normale possibile
ALGHERO
Nel frattempo, con quali armi i diabetici insulino-dipendenti
possono avere una vita quanto più possibile normale?
Tenere sotto controllo la malattia con la dieta e la somministrazione
di insulina evitando che la glicemia aumenti troppo dopo
i pasti e diminuisca troppo durante il digiuno. Ciò
aiuta a impedire la comparsa e la progressione delle complicanze
croniche della malattia. «Il problema - spiega Giuseppe
Realdi, direttore della Clinica medica - è scongiurare
le patologie cardiache, renali, nervose e retiniche».
«Ma, precisa Mario Maioli - gli studiosi sono ancora
alla ricerca di un metodo incruento per il monitoraggio
della glicemia, un metodo che superi i riflettometri e i
sensori, disponibili da poco più di un anno e che
a loro volta necessitano di un ago».
Coloro ai quali non giovano la terapia insulinica tradizionale
e gli infusori automatici possono disporre da qualche tempo
del trapianto totale del pancreas che viene effettuato a
Milano, Genova e Pisa e che presenta rischi irrisori (1%).
Tuttavia, se l'intervento affranca immediatamente dalla
schiavitù dell'insulina, non si può escludere
che dopo qualche mese l'organo trapiantato non funzioni
bene, oltre a lasciare aperta la porta ai tumori in quanto
occorre sottoporsi a terapia immunosoppressiva. Ciò
accade anche se il pancreas, preferibilmente di persona
estranea alla famiglia del paziente, è compatibile.
Un terzo passaggio è rappresentato dal trapianto
delle isole pancreatiche. Ma il procedimento, oltre a richiedere
almeno 3-4 pancreas per ciascun paziente e la terapia immunosoppressiva,
offre garanzie di sopravvivenza solo di breve durata alle
cellule Beta trapiantate dal momento che, iniettate nel
fegato, sono fuori del loro habitat naturale. In ogni caso,
prima che si apra l'era delle cellule Beta ottenute da quelle
staminali i diabetici di tipo 1, oltre alla terapia insulinica,
possono contare su un nuovo farmaco inibitore dell'enzima
Protein Kinasi Cß attualmente in avanzata fase di
sperimentazione e nelle farmacie dal prossimo anno. Il suo
effetto a livello molecolare è stato illustrato da
Carlo Ventura, ordinario di Biochimica nell'ateneo sassarese,
mentre Luciano Scioni, di Perugia, ha esposto i primi risultati
nell'uomo.
Il meeting di Alghero ha fatto capire con chiarezza che
uniformità di intenti e volontà di collaborazione
sono ormai radicate tra la maggior parte dei diabetologi
clinici e dei ricercatori sardi impegnati nello studio per
prevenire la malattia. <<Infatti - fa osservare Realdi
- l'obiettivo di debellare il diabete insulino-dipendente
può essere raggiunto solo con il concorso delle componenti
politiche, istituzionali, scientifiche, del mondo della
scuola e delle associazioni, oltre che dalle famiglie dei
pazienti che da sempre contribuiscono con grande generosità
alla realizzazione dei vari studi>>.
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