07 ottobre 2001

Le armi disponibili per una vita più normale possibile
ALGHERO

Nel frattempo, con quali armi i diabetici insulino-dipendenti possono avere una vita quanto più possibile normale? Tenere sotto controllo la malattia con la dieta e la somministrazione di insulina evitando che la glicemia aumenti troppo dopo i pasti e diminuisca troppo durante il digiuno. Ciò aiuta a impedire la comparsa e la progressione delle complicanze croniche della malattia. «Il problema - spiega Giuseppe Realdi, direttore della Clinica medica - è scongiurare le patologie cardiache, renali, nervose e retiniche». «Ma, precisa Mario Maioli - gli studiosi sono ancora alla ricerca di un metodo incruento per il monitoraggio della glicemia, un metodo che superi i riflettometri e i sensori, disponibili da poco più di un anno e che a loro volta necessitano di un ago».
Coloro ai quali non giovano la terapia insulinica tradizionale e gli infusori automatici possono disporre da qualche tempo del trapianto totale del pancreas che viene effettuato a Milano, Genova e Pisa e che presenta rischi irrisori (1%). Tuttavia, se l'intervento affranca immediatamente dalla schiavitù dell'insulina, non si può escludere che dopo qualche mese l'organo trapiantato non funzioni bene, oltre a lasciare aperta la porta ai tumori in quanto occorre sottoporsi a terapia immunosoppressiva. Ciò accade anche se il pancreas, preferibilmente di persona estranea alla famiglia del paziente, è compatibile.
Un terzo passaggio è rappresentato dal trapianto delle isole pancreatiche. Ma il procedimento, oltre a richiedere almeno 3-4 pancreas per ciascun paziente e la terapia immunosoppressiva, offre garanzie di sopravvivenza solo di breve durata alle cellule Beta trapiantate dal momento che, iniettate nel fegato, sono fuori del loro habitat naturale. In ogni caso, prima che si apra l'era delle cellule Beta ottenute da quelle staminali i diabetici di tipo 1, oltre alla terapia insulinica, possono contare su un nuovo farmaco inibitore dell'enzima Protein Kinasi Cß attualmente in avanzata fase di sperimentazione e nelle farmacie dal prossimo anno. Il suo effetto a livello molecolare è stato illustrato da Carlo Ventura, ordinario di Biochimica nell'ateneo sassarese, mentre Luciano Scioni, di Perugia, ha esposto i primi risultati nell'uomo.
Il meeting di Alghero ha fatto capire con chiarezza che uniformità di intenti e volontà di collaborazione sono ormai radicate tra la maggior parte dei diabetologi clinici e dei ricercatori sardi impegnati nello studio per prevenire la malattia. <<Infatti - fa osservare Realdi - l'obiettivo di debellare il diabete insulino-dipendente può essere raggiunto solo con il concorso delle componenti politiche, istituzionali, scientifiche, del mondo della scuola e delle associazioni, oltre che dalle famiglie dei pazienti che da sempre contribuiscono con grande generosità alla realizzazione dei vari studi>>.

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