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periti: «Al bimbo nessun vaccino killer»
LANUSEI Il vaccino non c’entra, il bimbo di Tortolì
si è ammalato di diabete solo per una fatalità.
Due perizie mediche depositate al gip Giorgio Altieri fanno
finalmente luce su un caso che, nello scorso aprile, aveva
creato polemiche nelle associazioni dei malati e negli ambienti
medico-scentifici della Sardegna. I genitori di un bambino
che aveva contratto il diabete si erano rivolti alla magistratura
sospettando che all’origine della malattia vi fosse
una somministrazione scorretta di un vaccino contro l’epatite
B.
Ricevuta la denuncia, la Procura della Repubblica di Lanusei
aveva messo sotto inchiesta medici e
infermieri che avevano praticato sul bimbo la necessaria
profilassi. Nel registro degli indagati erano così
stati iscritti i nomi di Nina Doa, 45 anni, di Arzana e
Germano Usai (46), di Jerzu, entrambi medici, Maria Cecilia
Stochino, 42 anni, assistente sanitaria di Ilbono, e Antonio
Serafino Sioni (32), infermiere di Elini. Tutti gli indagati,
fin da subito, avevano fatto professione di innocenza e
respinto ogni addebito. Ieri i quattro (difesi dagli avvocati
Siro Anedda, Davide Cerina e Fabrizio Demurtas) hanno incassato
un primo verdetto favorevole. L’anatomopatologo Roberto
Marcialis (nominato dal gip) e il professor Antonio Cao
(perito della difesa), dopo accertamenti durati per mesi,
sono giunti a un identico risultato: non esiste alcuna correlazione
fra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza
della malattia. «Il vaccino per l’epatite sostiene
il consulente del gip non può rappresentare una causa
o una concausa del diabete mellito contratto dal bambino.
Prima di somministrare al paziente il vaccino e prima dei
successivi
richiami non è necessario svolgere particolari accertamenti,
salvo un’accurata anamnesi volta alla
ricerca di contrindicazioni». Di identico segno le
conclusioni dello specialista nominato dalla difesa.
Prima di eseguire il vaccino dell’epatite B è
la tesi del professor Antonio Cao non è necessario
eseguire alcun accertamento diagnostico ma solo una buona
anamnesi, come è stato fatto nel caso di specie».
Visti i risultati delle consulenze, il gip Giorgio Altieri
ha rimesso gli atti nelle mani del pm Francesca Salvatore
che ora dovrà trarre conclusioni che paiono inevitabili,
visto che medici e infermieri sono stati ampiamente scagionati
dal verdetto degli specialisti.
Un risultato che sgombra il campo da ogni angoscia ingiustificata
e tranquillizza soprattutto quei
genitori indotti a non far vaccinare i propri figli proprio
per paura di complicazioni. Già all’epoca dei
fatti,
la direzione sanitaria della Asl cercò di rasserenare
i cittadini sostenendo che una vaccinazione di quel genere
non comportava alcun pericolo e risultava comunque necessaria
per proteggere i bambini dal
rischio di contrarre l’epatite. Nel dibattito che
seguì il caso intervennero diabetologi ed esperti.
Anche Antonio Cabras, presidente dell’Adig sarda,
associazione che raccoglie i diabetici, aveva sostanzialmente
escluso l’ipotesi di un vaccino fatale e invitato
i genitori del bambino a tranquillizzarsi. Aveva comunque
chiesto chiarezza, invece, Michele Calvisi, responsabile
dell’Associazione diabete mellito Sardegna.
Tonio Pillonca
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