09 ottobre 2001

I periti: «Al bimbo nessun vaccino killer»

LANUSEI Il vaccino non c’entra, il bimbo di Tortolì si è ammalato di diabete solo per una fatalità. Due perizie mediche depositate al gip Giorgio Altieri fanno finalmente luce su un caso che, nello scorso aprile, aveva creato polemiche nelle associazioni dei malati e negli ambienti medico-scentifici della Sardegna. I genitori di un bambino che aveva contratto il diabete si erano rivolti alla magistratura sospettando che all’origine della malattia vi fosse una somministrazione scorretta di un vaccino contro l’epatite B.
Ricevuta la denuncia, la Procura della Repubblica di Lanusei aveva messo sotto inchiesta medici e
infermieri che avevano praticato sul bimbo la necessaria profilassi. Nel registro degli indagati erano così stati iscritti i nomi di Nina Doa, 45 anni, di Arzana e Germano Usai (46), di Jerzu, entrambi medici, Maria Cecilia Stochino, 42 anni, assistente sanitaria di Ilbono, e Antonio Serafino Sioni (32), infermiere di Elini. Tutti gli indagati, fin da subito, avevano fatto professione di innocenza e respinto ogni addebito. Ieri i quattro (difesi dagli avvocati Siro Anedda, Davide Cerina e Fabrizio Demurtas) hanno incassato un primo verdetto favorevole. L’anatomopatologo Roberto Marcialis (nominato dal gip) e il professor Antonio Cao (perito della difesa), dopo accertamenti durati per mesi, sono giunti a un identico risultato: non esiste alcuna correlazione fra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia. «Il vaccino per l’epatite sostiene il consulente del gip non può rappresentare una causa o una concausa del diabete mellito contratto dal bambino. Prima di somministrare al paziente il vaccino e prima dei successivi
richiami non è necessario svolgere particolari accertamenti, salvo un’accurata anamnesi volta alla
ricerca di contrindicazioni». Di identico segno le conclusioni dello specialista nominato dalla difesa.
Prima di eseguire il vaccino dell’epatite B è la tesi del professor Antonio Cao non è necessario eseguire alcun accertamento diagnostico ma solo una buona anamnesi, come è stato fatto nel caso di specie».
Visti i risultati delle consulenze, il gip Giorgio Altieri ha rimesso gli atti nelle mani del pm Francesca Salvatore che ora dovrà trarre conclusioni che paiono inevitabili, visto che medici e infermieri sono stati ampiamente scagionati dal verdetto degli specialisti.
Un risultato che sgombra il campo da ogni angoscia ingiustificata e tranquillizza soprattutto quei
genitori indotti a non far vaccinare i propri figli proprio per paura di complicazioni. Già all’epoca dei fatti,
la direzione sanitaria della Asl cercò di rasserenare i cittadini sostenendo che una vaccinazione di quel genere non comportava alcun pericolo e risultava comunque necessaria per proteggere i bambini dal
rischio di contrarre l’epatite. Nel dibattito che seguì il caso intervennero diabetologi ed esperti. Anche Antonio Cabras, presidente dell’Adig sarda, associazione che raccoglie i diabetici, aveva sostanzialmente escluso l’ipotesi di un vaccino fatale e invitato i genitori del bambino a tranquillizzarsi. Aveva comunque chiesto chiarezza, invece, Michele Calvisi, responsabile dell’Associazione diabete mellito Sardegna.

Tonio Pillonca

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