L'Asl
spegne l’allarme sul caso del bimbo di Tortolì
Tortolì. Due genitori a caccia della verità,
tanti altri in preda al panico. L’inchiesta giudiziaria
sul caso del bambino che ha scoperto di avere il diabete
dopo aver fatto il vaccino contro l’epatite B ha suscitato
reazioni e plemiche.
Alla Asl la parola d’ordine è soprattutto sedare
un allarme che rischia di provocare conseguenze devastanti.
«I vaccini non nascondono rischi o insidie di nessun
genere. E i bambini debbono essere immunizzati dal rischio
epatite. Guai se non lo si facesse. Evitiamo dunque ogni
tipo di inutile allarmismo». Ugo Stochino, direttore
sanitario della Asl di Lanusei, rincuora le tante mamme
che ieri mattina hanno tempestato di telefonate gli ambulatori
del servizio di Igiene pubblica. «Non c’è
nessuna correlazione tra vaccinazione e insorgenza del diabete.
Nella scheda tecnica dei due vaccini da noi utilizzati il
diabete non è citato neanche tra le complicanze molto
rare».
Sarebbe quindi comprensibile, ma non giustificata dalla
realtà medico-scientifica, la paura dei genitori
del ragazzino malato che hanno chiesto alla magistratura
di fare chiarezza sul caso.
Anche gli specialisti sono ultrascettici sul fatto che un
vaccino possa causare il diabete. Efisio Angius, primario
del reparto di pediatria dell’ospedale Brotzu di Cagliari
e responsabile del centro riferimento regionale sul diabete
infantile e giovanile, va alle origini della malattia. «È
un processo autoimmune», spiega, «nel quale
le betacellule che producono insulina non vengono più
riconosciute e vengono distrutte piano piano. Una vaccinazione
e un’influenza potrebbero solo mettere in evidenza
una patologia che però è già in atto».
Anche i rappresentanti dell’associazione dei diabetici
sono intervenuti sull’argomento. «Al di là
del trauma che ha colpito la famiglia e che comprendiamo
benissimo perché colpisce tutti i nostri aderenti,
dice il responsabile regionale dell’Adig sarda Antonio
Cabras, «una precisazione è doverosa: i dati
scientifici e gli studi a nostra conoscenza non hanno mai
rilevato che un vaccino provochi una malattia diabetica.
Consiglio ai genitori del bambino di Tortolì di rimboccarsi
le maniche e affrontare con serenità e intelligenza
l’evolversi della malattia. Con la garanzia che il
bambino, grazie alle nuove terapie e all’autogestione,
potrà comunque condurre una vita del tutto normale».
Mentre il caso suscita le reazioni degli specialisti, l’inchiesta
giudiziaria prosegue. Il gip ha disposto una perizia per
chiarire ogni dubbio, mentre i due medici (Nina Doa e Germano
Usai), l’assistente sanitaria (Maria Cecilia Stochino)
e l’infermiere (Antonio Serafino Sioni) iscritti nel
registro degli indagati contano di dimostrare la loro assoluta
estraneità alle ipotesi di reato formulate dal pm.
Nel somministrare il vaccino Ñ tesi difensiva degli
avvocati Siro Anedda, Davide Cerina e Fabrizio Demurtas
Ñ è stato seguito rigorosamente il protocollo
clinico. Nessuna responsabilità può dunque
essere addebitata ai medici e ai loro collaboratori.
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