12 aprile 2002

L'Asl spegne l’allarme sul caso del bimbo di Tortolì

Tortolì. Due genitori a caccia della verità, tanti altri in preda al panico. L’inchiesta giudiziaria sul caso del bambino che ha scoperto di avere il diabete dopo aver fatto il vaccino contro l’epatite B ha suscitato reazioni e plemiche.
Alla Asl la parola d’ordine è soprattutto sedare un allarme che rischia di provocare conseguenze devastanti. «I vaccini non nascondono rischi o insidie di nessun genere. E i bambini debbono essere immunizzati dal rischio epatite. Guai se non lo si facesse. Evitiamo dunque ogni tipo di inutile allarmismo». Ugo Stochino, direttore sanitario della Asl di Lanusei, rincuora le tante mamme che ieri mattina hanno tempestato di telefonate gli ambulatori del servizio di Igiene pubblica. «Non c’è nessuna correlazione tra vaccinazione e insorgenza del diabete. Nella scheda tecnica dei due vaccini da noi utilizzati il diabete non è citato neanche tra le complicanze molto rare».
Sarebbe quindi comprensibile, ma non giustificata dalla realtà medico-scientifica, la paura dei genitori del ragazzino malato che hanno chiesto alla magistratura di fare chiarezza sul caso.
Anche gli specialisti sono ultrascettici sul fatto che un vaccino possa causare il diabete. Efisio Angius, primario del reparto di pediatria dell’ospedale Brotzu di Cagliari e responsabile del centro riferimento regionale sul diabete infantile e giovanile, va alle origini della malattia. «È un processo autoimmune», spiega, «nel quale le betacellule che producono insulina non vengono più riconosciute e vengono distrutte piano piano. Una vaccinazione e un’influenza potrebbero solo mettere in evidenza una patologia che però è già in atto».
Anche i rappresentanti dell’associazione dei diabetici sono intervenuti sull’argomento. «Al di là del trauma che ha colpito la famiglia e che comprendiamo benissimo perché colpisce tutti i nostri aderenti, dice il responsabile regionale dell’Adig sarda Antonio Cabras, «una precisazione è doverosa: i dati scientifici e gli studi a nostra conoscenza non hanno mai rilevato che un vaccino provochi una malattia diabetica. Consiglio ai genitori del bambino di Tortolì di rimboccarsi le maniche e affrontare con serenità e intelligenza l’evolversi della malattia. Con la garanzia che il bambino, grazie alle nuove terapie e all’autogestione, potrà comunque condurre una vita del tutto normale».
Mentre il caso suscita le reazioni degli specialisti, l’inchiesta giudiziaria prosegue. Il gip ha disposto una perizia per chiarire ogni dubbio, mentre i due medici (Nina Doa e Germano Usai), l’assistente sanitaria (Maria Cecilia Stochino) e l’infermiere (Antonio Serafino Sioni) iscritti nel registro degli indagati contano di dimostrare la loro assoluta estraneità alle ipotesi di reato formulate dal pm. Nel somministrare il vaccino Ñ tesi difensiva degli avvocati Siro Anedda, Davide Cerina e Fabrizio Demurtas Ñ è stato seguito rigorosamente il protocollo clinico. Nessuna responsabilità può dunque essere addebitata ai medici e ai loro collaboratori.

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