16 novembre 2001

Ribaltata la decisione dell’Asl di negare il permesso di assentarsi dal posto di lavoro per assistere il figlio

Diritto di cura imposto in sentenza
Due genitori di un bambino diabetico hanno vinto la loro battaglia

NUORO
<< La domanda è fondata e merita accoglimento>>. Ci sono voluti tre anni di battaglie legali, ore e ore d’udienza, perizie e consulenze specialistiche di ogni genere. Tutto per poter finalmente leggere quelle parole su una sentenza destinata - come sono soliti ripetere gli esperti - a fare giurisprudenza, a creare cioè un precedente con cui, d’ora in poi, si dovrà fare i conti. Una decisione coraggiosa quella del giudice del lavoro di Nuoro Anna Colli che ha stabilito una volta per tutte il principio secondo cui anche i genitori dei bambini diabetici hanno il diritto di assentarsi dal posto di lavoro per assistere i propri figli.
È toccato al piccolo Mario - il nome è chiaramente di fantasia - aprire una strada che adesso in tanti nella stessa situazione (centinaia solo in provincia di Nuoro, dove ogni anno si registrano almeno trenta nuovi casi di diabete infantile) troveranno sgombra. Lui e i suoi genitori hanno scardinato una prassi inaccettabile, sconfiggendo quella burocrazia medica che dietro una triste trincea fatta di tabelle ministeriali e cinismo aveva sempre risposto picche, a loro come ad altri genitori. Residente a Fonni, affetto da diabete mellito di primo tipo con instabilità, Mario non aveva ancora compiuto 11 anni quando, il sette agosto del ’98, la Commissione periferica per le pensioni di guerra e d’invalidità civili della Asl di Nuoro decretò con rigida freddezza impiegatizia il declassamento della sua patologia da “grave a semplice”. Un provvedimento in cui sostanzialmente si affermava come il bambino non avesse più bisogno né diritto all’assistenza continuativa del padre e della madre. La conseguenza fu che ai genitori di Mario venne revocato il diritto ad usufruire dei permessi di lavoro sanciti dall’articolo 3 della legge 104 del ’92 e previsti proprio a tutela di figli minori affetti da gravi handicap. A parere della Commissione che esaminò la pratica dunque il piccolo Mario, neanche undicenne, era ormai in grado di gestire da solo la malattia. Tesi spiegata attraverso argomentazioni che tradotte in termini concreti suonavano più o meno così: caro Mario cresci in fretta e scordati la fanciullezza perché d’ora in poi dovrai controllarti la glicemia, farti l’insulina, comprare medicine e aghi, andare dal pediatra e con lui, magari, dissertare sul tuo stato di salute. Assurdo e inaccettabile. E infatti i genitori di Mario non ci pensarono due volte prima di affidare tutto in mano a un legale, l’avvocato Emanuela Piras. Il provvedimento venne impugnato: citati in giudizio il ministero del Tesoro e la Commissione medica. Alla fine hanno avuto ragione.
La commissione, in maniera assolutamente meccanica, aveva infatti combinato tabelle ministeriali e diagnosi. Pochi secondi per valutare il caso dunque: questo rientra, questo no. Più facile di così. Al di là dello spirito della legge però, tanto che gli stessi esperti incaricati dal giudice hanno scritto sulla perizia «come il bambino vista l’età non può autogestire la malattia e quindi finché non raggiungerà un’età più matura si è di fronte ad una situazione di handicap grave». Specificando che: «la gravità della malattia deve essere valutata facendo riferimento non solo alla rilevanza della patologia oggettivamente considerata ma anche all’età della persona». Parere che il giudice Anna Colli non ha esitato a considerare «fondato su seri e completi accertamenti clinici e sorretto da condivisibili argomentazioni medico legali fondate su retti criteri tecnici e iter logico ineccepibile». Per una volta dunque la ragione ha vinto sulla burocrazia e da oggi i piccoli malati di diabete saranno un po’ più protetti. Non solo loro comunque. La legge infatti si applica a tutte le forme di handicap definibili come gravi e la sentenza dello scorso maggio sembra sancire un principio più generale: cioè che la gravità della patologia va valutata anche in relazione all’età del malato. «La domanda è fondata e merita accoglimento»: parole che a Mario hanno restituito l’adolescenza, il diritto di crescere normalmente, imparando a capire il suo corpo e il suo male. Senza fretta.

Massimo Ledda

Valid HTML 4.01!

Valid HTML 4.01!