| L'ATTIVITÀ
FISICA
Fatta
eccezione per alcune attività fisiche sportive particolarmente
impegnative, quali alpinismo e immersioni subacquee, non vi è
attività fisica incompatibile con il diabete. Alla condizione
però che si prendano le dovute precauzioni per prevenire
le possibili ipoglicemie. Il comportamento da tenersi varia a
seconda dell’intensità dello sforzo fisico:
- per
sforzi fisici moderati (ginnastica praticata a scuola,
giochi all’aria aperta, sport di gruppo non competitivi,
cicloturismo ad andatura normale, judo, danza, vela) può
essere sufficiente diminuire del 20% la dose di insulina che
copre il periodo di tempo durante il quale si intende svolgere
l’attività fisica; una norma prudenziale ulteriore
è quella di svolgere l’esercizio entro le 3 ore
che seguono il consumo di un pasto principale;
- per
sforzi fisici intensi (sci, competizioni in generale,
corsa o marcia a velocità sostenuta), occorre diminuire
la dose di insulina in maniera più consistente: del
50% e anche di più, in funzione dell’intensità
e della durata dell’esercizio.
È
buona norma iniettarsi l’insulina in zone non coinvolte
direttamente nell’esercizio fisico (prediligere la regione
periombelicale). In caso di sforzo prolungato, è raccomandabile
il consumo di carboidrati semplici a intervalli di 60 mm. e di
carboidrati complessi (pasta, pane, riso) nelle ore successive
alla sospensione dell’esercizio, perché l’ipoglicemia
può comparire anche tardivamente. E importante bere durante
lo sforzo fisico: acqua semplice o leggermente zuccherata (30
gr/litro) nella quantità di circa 200 mI/30 mm. Lo sforzo
fisico non produce solamente ipoglicemia: non raramente si accompagna
a un rapido deterioramento dell’equilibrio metabolico. Ciò
avviene in quei bambini che assumono una quantità di insulina
insufficiente al loro reale bisogno: sono di base iperglicemici
e la loro glicemia si fa progressivamente più elevata a
causa di una produzione eccessiva di glucosio da parte del fegato
e di una diminuita capacità del muscolo a utilizzare il
glucosio in eccesso. La mancanza di insulina favorisce la lipolisi
e la chetogenesi e, allora, compare una marcata chetosi. È
illusorio fare conto sull’esercizio fisico da solo per compensare
gli effetti di un diabete male equilibrato.

A
scuola di equitazione. Tranne alcuni sport particolarmente impegnativi
non vi sono attività fisiche incompatibili con 11 diabete.
Tratto
dal manuale "Assistenza al bambino e all'adolescente con
il diabete" del Prof. Maurizio Vanelli - Parma
POSSONO
I GIOVANI DIABETICI INSULINO-DIPENDENTI DEDICARSI AD ATTIVITA'
SPORTIVE DI LIVELLO AGONISTICO?
Carla
Ciuti e Alberto Cossu
Istituto di Fisiologia Umana dell'Università di Cagliari
Il
diabete è una malattia cronica che implica una alterazione
nel metabolismo dei glucidi, lipidi e protidi. Una delle conseguenze
di questa condizione patologica, nel caso in cui la compensazione
metabolica della malattia non sia adeguata, è la riduzione
della capacità di lavoro muscolare causata da un difettoso
rifornimento di substrati energetici alle fibre muscolari in attività.
Questa condizione, insieme alla possibilità di uno stato
di ipoglicemia che può instaurarsi durante l'esercizio
fisico intenso e prolungato, spesso porta i genitori dei giovani
diabetici a convincersi che la pratica di uno sport a livello
agonistico sia per i propri figli una condizione rischiosa e quindi
da evitare.Tutto ciò nonostante che numerosi ed autorevoli
studi di carattere epidemiologico abbiano messo in evidenza che
nei diabetici l'incidenza di patologie cardiovascolari sia più
elevata che nei soggetti non diabetici. Quindi, una delle condizioni
che generalmente allontanano il rischio di tipo cardiovascolare,
ovvero la pratica di uno sport condotta in modo continuativo,
viene spesso preclusa a questi giovani. Considerando che, in generale,
una buona performance cardiocircolatoria si accompagna ad un miglioramento
della capacità di lavoro fisico, con conseguenze positive
anche nella sfera psichica, in un gruppo di giovani diabetici
insulino-dipendenti che si dedicavano ad una attività sportiva
a livello agonistico ( 5 soggetti maschi di età compresa
tra i 17 e i 23 anni ), abbiamo intrapreso uno studio tendente
a quantificare la risposta la risposta cardiocircolatoria ad un
esercizio fisico di intensità progressivamente crescente,
quale è la prova da sforzo triangolare al cicloergometro.
A questo proposito, le loro risposte sono state comparate con
quelle di altri tre gruppi di soggetti coetanei, i quali erano
formati rispettivamente da: atleti sani, diabetici con abitudini
sedentarie e soggetti sani con abitudini sedentarie. Risultava
che, in corrispondenza del 70% del carico lavorativo massimo (valore
di carico lavorativo attorno al quale un soggetto sano raggiunge
la soglia aerobica, ovvero una condizione entro la quale il lavoro
prodotto è essenzialmente aerobico e quindi può
essere protratto per un lungo periodo di tempo senza che subentri
la fatica) la gettata sistolica ( volume di sangue che ad ogni
battito viene introdotto dal ventricolo sinistro nell'aorta) negli
atleti diabetici presentava un valore (40 ml per m2 di superficie
corporea) che per quanto inferiore a quello degli atleti sani
(44 ml per m2) era comunque superiore non solo a quello dei diabetici
sedentari(37 ml per m2 ) ma anche a quello dei soggetti sani sedentari
(36 ml per m2). Anche un altro importante indicatore della funzione
cardiocircolatoria, le resistenze vascolari periferiche, rispetto
alla condizione di riposo presentava variazioni simili negli atleti
sani (- 41%) e diabetici (- 45%), e comunque l'entità di
queste variazioni era notevolmente superiore rispetto a quella
osservata nei diabetici (- 29%) e nei soggetti sani (- 26%) con
abitudini sedentarie. Sia l'elevato incremento del volume di eiezione
sistolica che la marcata riduzione delle resistenze vascolari
periferiche, osservati nei diabetici atleti, sono indici di una
elevata performance cardiocircolatoria durante l'esercizio fisico.
Ciò oltre ad indicare una riduzione del rischio cardiovascolare
in genere, implica in questi pazienti che si dedicano allo sport
di livello agonistico, il raggiungimento di una elevata capacità
di lavoro fisico. Infatti, mentre il massimo carico lavorativo
raggiunto dai diabetici atleti alla fine della prova da sforzo
al cicloergometro (200 watt) era di poco inferiore a quello dei
soggetti sani sedentari (180 watt). La conclusione che emerge
da questo studio è che, fatto salvo il buon controllo glico-metabolico,
i giovani affetti da diabete insulino-dipendente possono senza
altri problemi dedicarsi ad attività sportive di livello
agonistico con la possibilità di ottenere affermazioni
e risultati di grado non dissimile a quello ottenibile in soggetti
non diabetici. |