Oggetto: Discriminazione nell’accesso al lavoro ed allo svolgimento dell’attività sportiva per le persone affette da diabete.

Con la pubblicazione del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 36 che detta, tra l’altro, disposizioni in
materia di lavoro sportivo, sono state introdotte nel nostro ordinamento norme idonee a favorire l’accesso al lavoro ed allo svolgimento dell’attività sportiva di elevato livello tecnico-agonistico di persone con disabilità fisiche e sensoriali.
La norma, in particolare, prevede la possibilità di reclutare atleti paralimpici nei gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato e di disciplinare il loro reimpiego nel rispettivi corpi, sulla base di regolamenti che dovranno essere emanati, quando non saranno più idonei all’attività sportiva paralimpica.

La nuova disciplina contribuisce a dare attuazione ai fondamentali diritti di libertà e di accesso al lavoro proclamati dalla Costituzione a favore di persone che, a causa di disabilità, trovavano, di fatto, ostacoli alla realizzatone del diritto di Uguaglianza proclamato dall’art. 3 Cost.
Nel salutare, con favore, tale disposizione di civiltà, corre l’obbligo di segnalare ulteriori situazioni
discriminatorie che impediscono ad alcune categorie di cittadini e di cittadine, senza alcuna valida
ragione, per un verso, di godere del trattamento riconosciuto agli atleti ed alle atlete di valore
internazionale nel campo delle rispettive discipline e, per altro verso, di accedere ai corpi militari e dei corpi civili dello Stato.

Presentiamo il caso con un esempio.
Giulio Gaetani è un giovane di 20 anni che pratica la scherma, la sua specialità è la spada. Fa parte della squadra nazionale azzurra ed è sempre stato convocato a tutti i ritiri assoluti, negli anni 2020 e 2021. Il suo palmarés è ricco di risultati di notevole rilievo in campo nazionale ed internazionale. Basti segnalare che ha vinto la coppa del mondo Under 20 negli anni 2019 e 2020. In definitiva è attualmente uno degli atleti più promettenti nella sua specialità.
Proprio nel momento in cui avverte la necessità di fare ingresso nel mondo del lavoro e, allo stesso
tempo, di potersi dedicare all’attività sportiva con l’impegno che le competizioni di livello olimpico e
internazionale esigono, la sua carriera, e con essa le opportunità per lo sport olimpico italiano, potrebbe chiudersi sul nascere perché è escluso da ogni possibilità di entrare a far parte dei circuiti – è noto che si tratta principalmente delle sezioni sportive dei corpi miliari e dei corpi civili dello Stato – che consentono di conciliare l’attività lavorativa con l’attività sportiva.

l motivo è che lo sportivo in oggetto è diabetico. In quanto diabetico, è privo di disabilità fisiche o
sensoriali che gli consentano di esser tesserato con il CIP (Comitato Italiano Paraolimpico) e quindi di
poter partecipare alle selezioni degli atleti di valore di cui al D.lgs n. 36/2021.
Allo stesso tempo, tuttavia, non può neppure accedere ai Corpi militari e civili con le procedure riservate agli atleti. Gli è persino precluso di poter partecipare alle normali selezioni di accesso ai corpi militari in quanto il semplice fatto di essere affetti dalla malattia diabetica è causa di esclusione dalla possibilità di partecipare a tali concorsi.
Tutto ciò è in palese contrasto con i principio costituzionale del Diritto al lavoro di cui all’art. 4 della
Costituzione, posto che il Diritto al lavoro può essere limitato soltanto in presenza di un motivo
ragionevole che, nel caso dei lavoratori diabetici, per unanime riconoscimento della comunità scientifica internazionale, non può sussistere per la mera presenza della patologia ma dovrà essere accertato individualmente.
La situazione prospettata contrasta anche con la vigente legislazione in materia. L’art. 8 della L.
10.4.1987, n. 115 stabilisce infatti che “la malattia diabetica priva di complicazioni invalidanti non
costituisce motivo ostativo per l’accesso ai posti di lavoro pubblico e privato salvo i casi per i quali si
richiedano specifico, particolari, requisiti attitudinali”.
Il carattere della idoneità lavorativa, come richiamato dalle fondamentali dichiarazioni internazionali, non è di carattere soggettivo (cioè se la persona sia o no affetta da una determinata malattia o limitazione funzionale), bensì di carattere relazionale (cioè se la persona sia o meno idonea allo svolgimento della specifica attività che dovrebbe svolgere, ovvero l’inidoneità sta nella relazione e non nelle caratteristiche soggettive).

La legge n. 115, nonostante alcune positive ricadute, non ha prodotto tutti gli effetti desiderati, in parte per il permanere di un pregiudizio, in parte perché non è stato dato compiuto seguito alla finalità della norma del 1987, che avrebbe richiesto l’adattamento di norme di legge o regolamentari per renderle compatibili con i principi ispiratori della legge.
Permangono nel nostro ordinamento, una serie di norme, ancora formalmente in vigore, che escludono i lavoratori diabetici, per la sola presenza della malattia, dall’accesso alle carriere miliari e dei corpi civili equiparati, indipendentemente dalla valutazione circa la loro effettiva capacità lavorativa.
Il mancato adattamento della normativa ai principi indicati dal legislatore, anche in considerazione dei notevoli progressi effettuatati dalla medicina in questo campo, produce una situazione che, come nell’esempio evidenziato, appare del tutto illogico, oltreché, come si è detto in contrasto con i nostri principio costituzionali di riferimento come rilevato dalla dottrina giuslavorista.
Le segnaliamo quanto recedetemene disposto dall’ordinamento spagnolo che, in aderenza ai più recenti sviluppi della materia ed alle indicazioni delle fonti internazionali in materia di discriminazione, ha abrogato, con una norma di carattere generale, tutte le disposizioni di carattere presuntivo che impedivano l’accesso dei lavoratori diabetici in tutte le selezioni per l’accesso alle Forze Armate ed ai Corpi di sicurezza dello Stato, affidando la valutazione concreta, caso per caso, alla luce delle conoscenze scientifiche del momento.
Con l’Orden PCI/6/2019 dell’11 gennaio del 2019, ha modificato la formulazione della norma che
prevedeva l’esclusione dai concorsi per le forze armate delle persone affette da alterazioni
endocrinometaboliche con trattamento insulinico, cioè dei diabetici di tipo 1, stabilendo che l’eventuale loro incompatibilità con la professione militare debba essere “motivata individualmente per ciascun individuo sulla base di una certificazione tecnica rilasciata dal sevizio sanitario competente”.
Si tratta, in sostanza, di sostituire la formula di presunzione dell’idoneità delle persone diabetiche,
obsoleta, discriminatoria e scientificamente del tutto infondata, con la verifica concreta dell’effettiva
idoneità fisica di ciascun aspirante all’impiego al quale aspira. Il legislatore spagnolo, sulla base degli
stessi motivi, ha assunto la medesima decisione anche per quanto riguarda le persone affette da Hiv o da celiachia.


Auspichiamo che la S.V. voglia prendere atto della illogicità della situazione descritta, sul piano giuridico e sociale, dei gravi effetti discriminatori che essa produce in capo a tanti cittadini e cittadine, del suo contrasto con i diritti fondamentali della persona sancita dalle Carte internazionali ratificate dal nostro Paese, e voglia farsi promotore di un’iniziativa legislativa o regolamentare idonea a superare tale ingiusta situazione.
Assicuriamo la massima collaborazione, anche tecnica, per una positiva soluzione del problema,
premettendoci anche di segnalare la competenza professionale degli accademici, in particolare del prof. Gianni Loy, ordinario di diritto del lavoro, che ha a lungo studiato la materia. In attesa di un cortese riscontro, a nome di tutti i giovani diabetici che attendono da tempo il superamento
degli ostacoli che ancora si frappongono al riconoscimento dei fondamenti di diritti di accesso al lavoro ed alla pratica sportiva, le porgo i miei più cordiali saluti.

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